Pietro Berti

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Anchorage

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lunedì 31 agosto 2009

Domani il via alla regolarizzazione delle badanti

Immigrazione- La svolta del governo
Domani il via alla regolarizzazione delle badanti
La procedura: pagamento di 500 euro e il modulo da compilare online. Previste 750mila domande. Coinvolti solo lavoratori assunti da 3 mesi. La sanatoria varrà oltre 1 miliardo.
SERVIZIO Ecco il software da scaricare per inoltrare le domande e le informazioni utili

Nuova influenza, vertice a Palazzo Chigi: "Situazione sotto controllo, scuole regolari"

CRONACHE L'emergenza
Nuova influenza, vertice a Palazzo Chigi: "Situazione sotto controllo, scuole regolari"
Riunione presso la presidenza del Consiglio con la partecipazione del sottosegretario alla Presidenza Letta, Maurizio Sacconi e Ferruccio Fazio. Domani il tavolo tecnico al Ministero
INFOGRAFICA La mappa del contagio / OPINIONI Il bisogno di un capo E. TOGNOTTI

Disney compra Hulk e l'Uomo Ragno

ECONOMIA Le nozze nei cartoons
Disney compra Hulk e l'Uomo Ragno
Il colosso Usa annuncia l'accordo per l'acquisizione di Marvel, creatore di "Spiderman" e "X-men". Affare da 4 miliardi di dollari in titoli e azioni.
+ Un europeo su tre navigherà sul cellulare entro 5 anni

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200908articoli/46853girata.asp

domenica 30 agosto 2009

Waziristan


Waziristan
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. http://it.wikipedia.org/wiki/Waziristan



Il Waziristan (Urdu: وزیرستان) è una regione montagnosa del nord-ovest del Pakistan, che copre una superficie di 11.585 km² (4.473 m²) tra il fiume Tochi al nord e il fiume Gomal al sud, formando parte delle Aree tribali amministrate direttamente dal governo federale del Pakistan.
Ad Ovest la Linea Durand segna il labile confine con l'Afganistan. A nord si trova l'Agenzia di Kurram, ad est la Provincia della Frontiera Nord-occidentale e a sud-ovest si trova la Provincia del Belucistan .
Il Waziristan è diviso in 2 parti Nord Waziristan e Sud Waziristan, con una popolazione stimata (nel 1998) rispettivamente di 361.246 e 429.841 abitanti. Le due parti hanno caratteristiche abbastanza distinte, sebbene entrambe le tribù siano sottogruppi dei Waziri e parlino una comune lingua waziri.
La regione era un territorio tribale indipendente fin dal 1893, estranea sia all'egemonia britannica sull'India (Raj) sia all'Afganistan. Le incursioni tribali all'interno del territorio britannico erano un problema costante per gli Inglesi, così da richiedere diverse spedizioni punitive tra 1860 e il 1945. La regione divenne parte del Pakistan nel 1947.
Socialmente e religiosamente il Waziristan è un'area estremamente conservatrice. Ogni famiglia deve essere guidata da una figura maschile e le donne sono attentamente controllate. I Waziri hanno una reputazione formidabile come guerrieri e sono conosciuti per le loro frequenti faide. Le tribù sono divise in sotto-tribù governate da anziani capi villaggi che si incontrano in una jirga tribale. La coesione tribale è assai forte grazie ai cosiddetti Atti di Responsabilità Collettiva nelle Regole dei Crimini di Frontiera. Tradizionalmente, i capi religiosi locali waziri ospitano fuggitivi provenienti dall'Afganistan, fra cui di recente i talebani afgani e gli stranieri di Al Qaida, per cui il governo pakistano e le forze U.S.A. vi cercano i fuggitivi.

Nord Waziristan
Geograficamente, il nord è abitato dalle tribù Darwesh Khel o Wazir, il cui nome deriva da questa regione, che vivono in villaggi di montagna fortificati (Razmak, Datta Khel, Spin Wam, Dosali, Shawa), ed i Dawar, anche conosciuti come Daurr o Daur, che coltivano le vallate sottostanti (Miranshah, Mrali, Edak, Hurmaz, Hassu Khel, Haider Khel).

Sud Waziristan

Il sud è abitato in maggioranza dalle tribù Mehsod, che vivono in tende nei villaggi e pascolano le loro caratteristiche pecore, dai musi bianchi e neri. L'agenzia per il Sud Waziristan ha sede nel distretto di Wana. Il Sud Waziristan, che comprende 6.500 kilometri quadrati, è il più vasto distretto delle Aree tribali del Pakistan. Non è sotto la diretta amministrazione del governo pakistano, ma indirettamente governata da un agente politico, qualche volta uno straniero, qualche volta un waziri; un sistema che fu ereditato dall'impero britannico (Raj).

Repubbliche della Russia

Repubbliche della Russia
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La Federazione Russa è divisa in 83 entità federali (unità amministrative), 21 delle quali sono repubbliche



























Status costituzionale
Le repubbliche differiscono dalle altre entità federali, in quanto hanno il diritto di stabilire una loro lingua ufficiale (Articolo 68 della Costituzione della Federazione Russa). Altre entità federali, come i krai e gli oblast, non hanno tale diritto. Comunque, come per le altre entità federali, la sovranità governativa di una repubblica non è riconosciuta (Articolo 3).

Transnistria
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.








La Transnistria è una regione moldava lungo il confine con l'Ucraina, de iure parte della Moldavia e de facto repubblica indipendente. La regione infatti ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza nel 1990, senza essere riconosciuta a livello internazionale.
Il nome della regione deriva dal fiume Nistro: la Transnistria è infatti l'area della Moldavia posta sulla sponda orientale del fiume.
Indice
1 Nome
2 Status internazionale
3 Storia della Transnistria
3.1 Fino al XX secolo
3.2 Repubblica autonoma
3.3 La seconda guerra mondiale
3.4 La RSS di Moldavia
3.5 La separazione
3.6 Gli anni '90
3.7 Il memorandum Kozak
3.8 La crisi del 2004
3.9 Colloqui patrocinati dall'Ucraina
4 Diritti umani
5 Popolazione
5.1 Gruppi etnici al censimento del 1989
5.1.1 Censimento 2004
6 Economia
7 Regioni Amministrative della Transnistria
8 Stampa ed informazione
9 Note
10 Collegamenti esterni


Nome
In italiano la regione è chiamata Transnistria (che è anche il nome romeno) oppure Transdniestria. Il nome formale, sancito dalla Costituzione della regione separatista è Република Молдовеняскэ Нистрянэ (Republica Moldovenească Nistreană) in moldavo/rumeno, Приднестровская Молдавская Республика (Pridnestrovskaja Moldavskaja Respublika) in russo, Придністровська Молдавська Республіка (Pridnistrovs'ka Moldavs'ka Respublika) in ucraino. L'abbreviazione usata dalle autorità transnistre è PMR (ПМР).
Il nome breve utilizzato localmente è Pridnestrovie (traslitterazione del russo "Приднестровье"). Nel 2000 un editto presidenziale ha sancito che la traslitterazione ufficiale del nome in caratteri latini è "Pridnestrovie".[2] Da un punto di vista etimologico i nomi derivano da varianti del termine Transnistria inteso come "oltre il fiume Nistro", Pridnestrovie, significa infatti "presso il fiume Nistro". Ai russi e agli ucraini i nomi Transnistria e Transdniestria (oltre il fiume Nistro/Dniester) evidentemente non piacciono perchè indicano una prospettiva dalla Bessarabia cioè dalla parte dei moldavo/romeni.

Status internazionale
La "Repubblica Moldava di Transnistria" non è riconosciuta a livello internazionale ed è considerata ufficialmente come parte della Repubblica di Moldavia, anche se di fatto è governata da un'amministrazione autonoma che ha sede nella città di Tiraspol. La regione, precedentemente parte della Repubblica Socialista Sovietica di Moldavia (una delle repubbliche dell'URSS), ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza come "Repubblica Moldava di Transnistria" il 2 settembre 1990. La Repubblica non è riconosciuta internazionalmente da alcuno Stato, neppure dalla Russia che di fatto ne garantisce l'indipendenza con la sua presenza militare.

Storia della Transnistria

Per approfondire, vedi la voce Storia della Transnistria.

Fino al XX secolo
La regione era popolata nell'antichità da geti/daci e da popolazioni iraniche. Subentrarono i romani e alla fine del medioevo vi si trovavano tribù slave, nomadi turchi e pastori rumeni. Fu sotto il controllo della Rus' di Kiev e del Granducato di Lituania; nel XV secolo l'area finì sotto il controllo dell'Impero Ottomano. A quel tempo, la popolazione era scarsa, di etnia mista moldavo-rumena e ucraina, con presenza di nomadi Tartari.
Alla fine del XVIII secolo ci fu la colonizzazione della regione da parte dell'impero russo, con lo scopo di difendere quello che era il confine sud ovest dell'impero: conseguenza di ciò fu una consistente immigrazione di persone di nazionalità ucraina, russa e tedesca.

Repubblica autonoma
Nel 1918 il Direttorato di Ucraina (a quel tempo indipendente) proclamò la sua sovranità sulla parte sinistra del fiume Nistro. A quel tempo, la popolazione era per il 48% moldavo-rumena, 30% ucraina e 9% russa. Un terzo di questa regione (la parte attorno alla città di Balta, oggi con maggioranza ucraina) fa parte dell' Ucraina. La regione divenne poi Oblasti Autonomo di Moldavia creata nella RSS (Repubblica Socialista Sovietica) di Ucraina. L'entità fu trasformata in repubblica autonoma moldava (RSS a sua volta) nel 1924. La maggioranza della popolazione era di madrelingua rumena e nelle scuole s'insegnava perciò la lingua rumena usando l'alfabeto cirillico.

La seconda guerra mondiale
La RSS (Repubblica Socialista Sovietica) di Moldavia fu istituita da una decisione del Soviet Supremo dell'URSS il 2 agosto 1940. Era formata da due parti: la Bessarabia, presa dalla Romania il 18 giugno, seguendo il patto Molotov-Ribbentrop, dove la maggioranza della popolazione era di lingua rumena; e la parte occidentale della preesistente Repubblica autonoma moldava, mentre la parte orientale, con la precedente capitale Balta era annessa all RSS di Ucraina.
Nel 1941 le truppe romene, all'inizio dell'Operazione Barbarossa, ripresero la Bessarabia ma continuarono l'avanzata oltre il confine storico lungo corso del Nistro. La Romania annesse poi l'intera regione tra il Nistro e il fiume Bug meridionale dove era presente una consistente minoranza romena, includendo la città portuale di Odessa, che attualmente fa parte dell'Ucraina. L'Unione Sovietica riguadagnò l'area nel 1944 quando l'Armata Rossa penetrò nel territorio facendo indietreggiare le Potenze dell'Asse.

La RSS di Moldavia
La RSS Moldava fu oggetto di una politica di sistematica russificazione, ancor più dura di quella del periodo zarista. Il cirillico divenne la scrittura ufficiale della lingua moldava. Esso aveva uno status ufficiale nella repubblica, insieme al russo, che era la lingua di comunicazione etnica.
La maggior parte delle industrie che furono create nella RSS di Moldavia allo scopo di attirare immigrati dal resto dell'URSS, era concentrata nella Transnistria, mentre la parte della Moldavia ad ovest del Nistro manteneva una economia prevalentemente agricola. Nel 1990, la Transnistria rappresentava il 40% del PIL moldavo e il 90% della produzione elettrica dell'intera repubblica moldava.
La 14° armata dell'esercito russo, che aveva sede in Moldavia, più precisamente a Tiraspol, rimase anche dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica per salvaguardare il più importante arsenale e deposito di munizioni in Europa. Il governo di Mosca avviò negoziati con le repubbliche di Moldavia, Transnistria ed Ucraina per trasferire i diritti sul materiale militare alla Russia.

La separazione
Durante gli ultimi anni '80, la perestroika di Mikhail Gorbachev permise la liberalizzazione politica a livello regionale. L'incompleta democratizzazione era preliminare per il nazionalismo che diventava la principale dinamica forza politica. Qualche minoranza politica si oppose a questi cambiamenti nella classe politica della Repubblica moldava, dato che dal tempo dei Soviet i politici locali sono stati spesso dominati dai non-rumeni, particolarmente da quelli di origine russa.
Le leggi sulla lingua introdussero l'alfabeto latino per la scrittura moldava, sebbene una significativa porzione della popolazione non-rumena della RSS di Moldavia non parlasse il moldavo/rumeno. Il problema delle lingue ufficiali nella Repubblica Moldava divenne un nodo gordiano, esagerato e forse intenzionalmente politicizzato. Questo fastidio verso le nuove politiche era manifestato in maniera più visibile nella Transnistria, dove i centri urbani come Tiraspol avevano una maggioranza slava ed una significativa presenza di pieds noirs russi. Secondo il censimento nel 1989, la popolazione nella Transnistria era composta per il 39,9% da moldavo/rumeni, per il 28,3% da ucraini, per il 25,4% da russi e per il 1,9% da bulgari.
Il 2 settembre 1990 fu proclamata unilateralmente la Repubblica Moldava di Transnistria (MRT). Il 25 agosto 1991 il Soviet Supremo dell MRT adottò la dichiarazione di indipendenza. Il 27 agosto 1991 il parlamento moldavo votò la dichiarazione di indipendenza della Repubblica di Moldavia, il cui territorio includeva la Transnistria. Il parlamento moldavo chiese al Governo dell'URSS di "iniziare le negoziazioni con il Governo moldavo in modo da porre fine all'occupazione illegale della Repubblica della Moldavia e ritirarsi dal territorio moldavo", ovverosia di ritirare la 14ª armata da Tiraspol.
Le forze della 14ª armata però rimasero e combatterono a favore delle forze separatiste della Transnistria. I separatisti poterono armarsi con le dotazioni della 14ª armata: l'esercito moldavo era in posizione di inferiorità e non poteva attaccare la Transnistria. Un cessate il fuoco fu accettato e siglato il 21 luglio 1992.

Gli anni '90
Dopo l'accettazione del cessate il fuoco, la Russia continuò a provvedere militarmente, politicamente ed economicamente a supportare il regime separatista, rendendo possibile la sua sopravvivenza e il suo rafforzamento. Il Generale Aleksandr Lebed, comandante del ROG (nuovo nome della 14ª armata) dal Giugno 1992, si comportava come un politico della Transnistria, ed affermò più volte che il suo esercito poteva raggiungere Bucarest in due ore. Nella zona di sicurezza controllata dalle forze di pace della Russia, il regime del MTR continuava a schierare le sue truppe illegalmente e ad alimentare un traffico internazionale illegale di armi. Nel Febbraio 2003, gli Stati Uniti d'America e l'Unione Europea imposero delle restrizioni contro la leadership della Transnistria.
L'OSCE sta provando ad avviare un negoziato stabile ed ha avuto una missione osservatrice nel posto per diversi anni. L'esercito russo è ancora schierato in territorio moldavo.

Il memorandum Kozak
Nel Luglio 2002, l'OSCE, la Russia e i mediatori dell'Ucraina approvarono un documento di principio per il ritorno della Moldavia ad un sistema federale. Fondamentali divisioni si sono però incontrate sulla forma dello stato ed i poteri della federazione in fieri.
A metà Novembre 2003, la Russia preparò un memorandum, con una dettagliata proposta per la costituzione di uno stato federale moldavo unito. Pubblicato dapprima in Russia sul sito web del ministero degli esteri della Transnistria, il testo era promosso da Dmitry Kozak, uomo di spicco dello staff del presidente Putin. Il memorandum Kozak rappresentava una rottura con la leadership della Transnistria, in quanto si prevedeva che la Transnistria avesse uno status comune al resto della Moldavia.
Per la Moldavia federale era stato proposto che le competenze di governo fossero divise in tre categorie: quelle della federazione, quella degli stati federati e quelle comuni. Questo piano presentava però diverse incognite, prima fra tutte il meccanismo elettivo delle due camere del parlamento federale: si prevedeva una camera bassa eletta con criterio proporzionale ed un senato composto da 13 membri eletti dalla camera bassa federale, 9 dalla Transnistria e 4 dalla Gagauzia. Si osservi che, secondo il censimento del 1989, la Transnistria ha il 14% della popolazione totale della Moldavia e la Gagauzia il 3,5%.
Grandi dimostrazioni contro il memorandum Kozak ebbero luogo a Chişinău nei giorni seguenti la pubblicazione delle proposte russe. La leadership moldava rifiutò di firmare questo memorandum senza la coordinazione delle organizzazioni europee. Una visita del presidente Putin in Moldavia fu cancellata. La Moldavia e il memorandum Kozak furono all'ordine del giorno all'incontro dei ministri dell'OSCE a Maastricht nel Dicembre 2003. A causa del disaccordo tra la Russia da una parte e l'Unione Europea e gli Stati Uniti dall'altra, la questione moldava fu una delle principali ragioni per cui una dichiarazione finale non fu adottata dopo il meeting.

La crisi del 2004
Approssivativamente 11.200 bambini su 79.000 studenti della Transnistria sono educati nell'idioma moldavo, molto simile al rumeno; nell'estate del 2004, le autorità della Transnistria chiusero con la forza 6 scuole che insegnavano il moldavo scritto in caratteri latini: circa 3.400 bambini furono colpiti da questa misura. Diversi insegnanti e genitori che si opposero alla chiusura furono arrestati; le scuole chiuse furono poi riaperte, ma con lo status di "istituzioni educative non-governative". Durante la crisi, il governo moldavo decise di isolare la repubblica separatista dal resto del paese, ma il blocco era inefficiente causa la mancanza di cooperazione del governo ucraino filo-russo di Leonid Kučma. La Transnistria reagì con una serie di azioni miranti a destabilizzare la situazione economica nella Moldavia, tagliando la fornitura elettrica che, in Moldavia, è in gran parte garantita da centrali costruite in Transnistria nel periodo sovietico.

Colloqui patrocinati dall'Ucraina


Nel Maggio 2005, il governo ucraino filo-occidentale di Viktor Juščenko propose un piano in sette punti, secondo il quale l'eventuale separazione definitiva della Transnistria dalla Moldavia dovrebbe arrivare attraverso un negoziato stabile e libere elezioni. Gli Stati Uniti, l'Unione Europea e l'MTR espressero accettazione per il progetto. Nel luglio 2005, l'Ucraina aprì 5 nuovi valichi di confine tra Transnistria e Ucraina, pattugliati da ufficiali moldavi ed ucraini per ridurre l'alta incidenza del contrabbando. Nel 2005 anche l'Unione Europea ha avviato una missione per ridurre il contrabbando tra la Transnistria da una parte e l'Ucraina dall'altra. Un membro del parlamento della Transnistria, Yevgeny Shevchuk, di etnia ucraina, attraverso una intervista ha espresso l'opinione che nel caso in cui il Kosovo fosse diventato indipendente, anche la Transnistria potrebbe avanzare a livello internazionale una richiesta di indipendenza dalla Moldavia, ma le situazioni non sono comparabili. Inoltre, non è affato certo che la Russia si faccia promotrice di questo progetto dal momento che la politica di Mosca sembra orientata piuttosto a mantenere lo status quo, una situazione di incertezza indirizzata a condizionare la Moldavia. Un distacco ufficiale della Transnistria dalla Moldavia, spingerebbe probabilmente quest'ultima verso la riunificazione con la Romania (con la conseguente entrata nell'UE), una prospettiva decisamente sgradita a Mosca.[1]

Diritti umani
La Repubblica della Moldavia, così come alcuni stati stranieri e numerose ONG (organizzazioni non-governative) considera il governo della Transnistria autoritario e non rispettoso dei diritti umani, accusandolo di aver sottoposto alcuni abitanti ad arresti arbitrari e torture. Le stesse organizzazioni denunciano che il diritto di stampa o associazione non è pienamente rispettato, e che la libertà religiosa è limitata.
La Repubblica della Moldavia sostiene inoltre che l'amministrazione dell'MTR avrebbe compiuto incursioni nei villaggi sulla riva ovest del fiume Nistro sotto il controllo dal governo moldavo; gli abitanti della regione sostengono di aver subito arresti, pestaggi, stupri e truffe da membri dell'esercito della Transnistria. Inoltre la città di Tighina, situata sulla riva occidentale del Nistro, è stata occupata dalla forze russe ed annessa alla Transnistria.
Emblematico è il caso di Ilie Ilaşcu: fu arrestato, insieme con altre quattro persone a Tiraspol, nel Giugno 1992. Successivamente furono tutti ingiustamente accusati dell'omicidio di due funzionari ed incriminati per terrorismo contro l'MRT. Fu poi dichiarato che il motivo reale dell'arresto fosse la loro attività politica e la loro mancanza di sostegno alla Transnistria. La Corte Europea dei diritti dell'uomo ha chiesto che la Moldavia e la Russia prendano tutte le misure necessarie per mettere fine alla detenzione di Ilie Ilaşcu, Andrei Ivanţoc e Tudor Petrov-Popa, ancora imprigionati in Transnistria.

Popolazione :All'ultimo censimento del 1989, la popolazione della Transnistria era di 546 400 abitanti.
Recentemente, c'è stata una forte emorragia dalla regione dovuta alle difficoltà conseguenti ai fatti del 1990 ed all'isolamento internazionale: questo è il motivo principale per cui una gran parte della popolazione è oltre l'età della pensione.
Le autorità locali della Transnistria osteggiano l'uso dei caratteri latini per la lingua moldava/rumena parlata nella zona, come accade invece in Moldavia, imponendo alle istituzioni l'insegnamento della lingua utilizzando l'alfabeto cirillico. Sono stati segnalati casi di arresti arbitrari dei cittadini, specialmente dei filo-moldavi e filo-rumeni.

Gruppi etnici al censimento del 1989
Totale popolazione sulla parte sinistra del fiume Nistro (è esclusa Tighina, città situata sulla destra del fiume ma occupata con un colpo di mano e controllata oggi dalla repubblica di Transnistria): 546 400
Moldavi (rumeni): 40%
Ucraini: 28%
Russi: 24%
Altri: 8%

Censimento 2004 Totale popolazione (includendo Tighina): 555 500
Totale popolazione (meno Tighina): stima di 425 000 - 477 000
Moldavi (rumeni): 31,9%
Russi: 30,3%
Ucraini: 28,8%
Le notevoli variazioni rispetto al censimento precedente fanno supporre che vi siano stati scambi di popolazione con la Moldavia ad ovest del Nistro. In sostanza i moldavo/rumeni abbandonerebbero la Transnistria per trasferirsi ad abitare in territori controllati dal governo di Chisinau mentre gli slavi (ucraini e pieds noirs russi) migrerebbero verso il territorio controllato dalle autorità di Tiraspol. A lungo andare, se queste tendenze continueranno, si avrà una netta differenziazione etnica fra i territori che si affacciano sulle opposte sponde del Nistro: nella parte occidentale dominata dall'etnia moldavo/romena scomparirà l'etnia russa e si ridurrà ad una piccola percentuale quella ucraina mentre nella parte orientale i moldavo/romeni diventeranno un'esigua minoranza immersa in una larghissima maggioranza slava. Attualmente il gruppo etnico moldavo/romeno, che forse ancora rappresenta la maggioranza relativa della popolazione della Transnistria, si presenta diviso tra fautori della Moldavia, fautori della grande Romania e collaborazionisti con il regime al potere. Il gruppo etnico russo sostiene l'indipendenza della Transnistria o, in alternativa, l'annessione alla Russia sotto forma di exclave (uno sviluppo che, tuttavia, non sembra rientrare nei disegni di Mosca su questa regione). Gli ucraini infine sono divisi tra i sostenitori della Transnistria indipendente ed i fautori dell'annessione all'Ucraina. In conclusione russi ed ucraini, che uniti rappresentano la maggioranza assoluta della popolazione della Transnistria, sono accomunati dalla richiesta di un distacco definitivo dalla Moldavia.

Economia [modifica]
Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è circa di 420 milioni di dollari americani, il cui reddito procapite è di 662 dollari (lordi) all'anno, rendendo la zona la più povera della Moldavia e di conseguenza anche la regione più povera d'Europa e tra le più povere al mondo.
Le informazioni dei visitatori in Transnistria hanno confermato che la reale media salariale della popolazione non supera i 20-40 dollari americani al mese. Sebbene la popolazione della repubblica fosse di 555.500 persone nel 2004, si stima che solo 375.000 persone attualmente risiedano nella regione, mentre il resto sarebbe emigrato per lavoro in Russia o Ucraina.Sembra che l'economia transnistriana sia in misura notevole sorretta da traffici illeciti come il contrabbando e il traffico internazionale di combustibili, armi, organi e droga. Il traffico di materiale bellico, in effetti, è molto fiorente in questa regione e secondo i servizi segreti moldavi tra i compratori non mancano terroristi musulmani e la stessa Al Qaeda. Recentemente, una parte dei 70 lanciatori dei missili terra-aria sono spariti dall'ex-deposito sovietico e le autorità russe e quelle transnistriane sono incapaci di ritrovarle. Il precedente governo ucraino, capeggiato dal filo-russo Leonid Kučma ha accettato per lungo tempo questo commercio illegale, mentre l'attuale governo ucraino del filo-occidentale Viktor Juščenko cerca di bloccare il contrabbando lungo la frontiera, aprendo nuovi valichi e formando una squadra interna anti-contrabbando.
La regione ha un certo numero di fabbriche peraltro contraddistinte da tecnologie superate.Una è una fabbrica di munizioni in Tighina (Bender) mentre altre fabbriche di acciaio esistono in Rîbniţa. La fabbrica di Rîbniţa contribuisce al 50% circa del reddito della repubblica ed è il fornitore principale dei lavori in quella città. Un'altra importante fabbrica è la distilleria Kvint di Tiraspol, famosa per il suo forte spirito, talmente radicata nel territorio (esiste dal 1897) che viene riportata anche nella banconota da 5 rubli "rublo della Transnistria" (banconota introdotta nel 1994, ma non riconosciuta dai circuiti internazionali).
La più importante azienda è la Sheriff, l'unica autorizzata ad esportare all'estero il cui proprietario è il figlio maggiore Vladimir del presidente Igor' Nikolaevič Smirnov. La "Sheriff" ha il controllo virtuale dell'economia dell'intera regione, dalla squadra di calcio della capitale FC Sheriff Tiraspol e del relativo stadio recentemente costruito, ha una catena di supermercati e di distributori di carburante, una casa editrice, una distilleria, un casinò, un canale televisivo, una agenzia pubblicitaria.Secondo stime dell'intelligence moldava, la società avrebbe un giro d'affari di 4 miliardi di dollari.

Regioni Amministrative della Transnistria [modifica]
I nomi russi sono elencati in parentesi.
Camenca
Dubăsari (Dubossary)
Grigoriopol
Rîbniţa (Rybnitsa)
Slobozia
Tiraspol
Tighina (Bendery)

Stampa ed informazione [modifica]
Pridnestrovie in inglese
TiraspolTimes in inglese
Vspmr in inglese
Tiras in inglese
Visitpmr in inglese
Azi in inglese
Trasnistria.md in inglese

Note ^ (EN) Sentenza della Corte europea dei Diritti dell'uomo che condanna la presenza militare russa nella regione. URL consultato il 23-02-2008.
^ (EN) Pridnestrovie.net: Testo dell'editto ufficiale. URL consultato il 17 luglio 2007.

Collegamenti esterni Consiglio Supremo della Repubblica moldava di Transnistria

Sono sempre di più gli stranieri in città Nuovi nati, il 27% è figlio di immigrati

I DATI DELL'OSSERVATORIO PROVINCIALE

Sono sempre di più gli stranieri in città Nuovi nati, il 27% è figlio di immigrati

I cittadini stranieri raggiungono quota 86.696 in tutto il territorio provinciale, dove rappresentano l’8,9% della popolazione. A Bologna, con 39.480 presenze, sono il 10,5% dei residenti. Vasto il quadro delle provenienze. Badanti: sono un 'esercito' .
Bologna, 28 agosto 2009 - Continuano ad aumentare gli stranieri residenti a Bologna e provincia. Lo dicono i dati dell’Osservatorio provinciale delle immigrazioni, aggiornati al 31 dicembre 2008: i cittadini stranieri raggiungono quota 86.696 in tutto il territorio provinciale, dove rappresentano l’8,9% della popolazione, e con 39.480 presenze nel Comune di Bologna sono il 10,5% dei residenti.

Sempre più variegato il quadro delle provenienze: gli stranieri arrivano da 156 paesi del mondo e sono ormai 14 le nazionalità che superano il migliaio di presenze. Fra queste, si conferma al primo posto la Romania (14.500 persone), seguita da Filippine, Bangladesh, Marocco e Albania (con alcune differenze di posizione fra città e provincia). Come già rilevato negli anni precedenti si tratta di una popolazione giovane, con un’età media di 31,2 anni contro i 47,2 degli italiani. I minori stranieri sono 18.534, come dire che uno straniero su cinque è minorenne. Fra questi 12.000 sono nati in Italia.

In complesso nel 2008 sono nati, nel solo Comune di Bologna, 815 bambini con almeno un genitore straniero, pari al 27% di tutte le nascite sotto le Due Torri nel corso dell’ultimo anno. L’osservatorio offre anche un quadro di chi è diventato cittadino italiano: si tratta di 6.000 persone negli ultimi dieci anni, ma le naturalizzazioni sono avvenute in prevalenza negli ultimi due. Solo nel 2008 si contano 3.000 nuovi cittadini italiani. La provenienza principale è il Marocco (450 neo italiani), seguito da Brasile e Russia. Per questi ultimi due paesi i naturalizzati hanno quasi raggiunto i semplici residenti. Sono invece piuttosto rare le naturalizzazioni fra chi proviene dall’Asia: solo i cinsi sembrano avere questa propensione. Fra i neo-cittadini, infine, prevalgono le donne, che rappresentano il 57% di tutte le naturalizzazioni.

Poi c'è il capitolo badanti. In città, una delle piu’ “anziane” d’Italia, si può parlare di un vero esercito, che ogni anno continua ad aumentare. Sempre secondo il nuovo dossier dell’Osservatorio delle immigrazioni della provincia, nel 2008 il numero di lavoratrici domestiche ha superato le 17.000 unità. Al 31 dicembre dell’anno scorso erano per l’esattezza 17.560 le colf e le badanti iscritte all’Inps, 3.000 in più rispetto al 2007 e 7.000 in più rispetto al 2006. “Rimane ignota- dicono dall’osservatorio - la quota sommersa di lavoro irregolare presente presso le famiglie bolognesi, che si stima possano essere altrettante”. Ma anche fermandosi alle sole regolari, le lavoratrici domestiche rappresentano un quinto degli oltre 86.000 stranieri residenti in provincia di Bologna.

Iraq: militante di al Qaida accusa Siria, "fui addestrato li'"

Iraq: militante di al Qaida accusa Siria, "fui addestrato li'"
30 Agosto 2009 20:33

BAGHDAD - Il governo iracheno oggi ha reso pubblico un video nel quale un militante di al Qaida arrestato accusa i servizi segreti della Siria: racconta di essere stato addestrato proprio in Siria, insieme ad altri, prima di partire per l'Iraq a compiere attentati. Il filmato e' stato mostrato durante una conferenza stampa del portavoce della sicurezza di Baghdad. Il terrorista che accusa la Siria e' un tale Mohammad Hassan al-Shemari, 29 anni, arrestato in provincia di Diyala e sospettato di essere il leader di Al Qaida in Iraq.

Annega un concorrente del reality Pakistan sotto choc, aperta inchiesta

Annega un concorrente del reality Pakistan sotto choc, aperta inchiesta
Il necrologio di Saad Khan apparso sui giornali locali

Saad Khan stava attraversando un lago a nuoto in una prova di resistenza
La morte in diretta. Saad Khan, un concorrente di un reality show pachistano è annegato mentre si sottoponeva a un a delle prove di resistenza fisica previste dal programma: lo hanno reso noto fonti della Unilever Pakistan, sponsor della trasmissione. Khan stava attraversando un laghetto a nuoto con un peso di 7 chili sulle spalle quando è scomparso sotto le acque: la troupe ha cercato di salvarlo senza riuscirci e il suo corpo è stato recuperato dai sommozzatori.

sabato 29 agosto 2009

Giappone al voto, il partito democratico vola nei sondaggi

Domani alle urne
Giappone al voto, il partito democratico vola nei sondaggi
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/base/grubrica.asp?ID_blog=186&ID_articolo=874&ID_sezione=378&sezione=Internazionale

"Usa, in caso di emergenza Obama potrà staccare Internet"

"Usa, in caso di emergenza Obama potrà staccare Internet"

È polemica sul disegno di legge che affida al presidente il potere di disconnetere le utenze private dalla Rete. Anche la revisione non convince
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=6579&ID_sezione=38&sezione=News


WASHINGTON In caso di emergenza nazionale il presidente degli Stati Uniti potrebbe avere il potere di controllare internet, sconnettendo i computer privati dalla rete. È quanto prevede un progetto di legge non ancora discusso al Senato che però già sta allarmando le aziende che operano nel web e gruppi a difesa dei diritti civili. Nelle 55 pagine del testo redatto da Jay Rockefeller, senatore democratico della West Virginia, anticipato dalla CbsNews, si legge che l’inquilino della Casa Bianca, dopo aver dichiarato «lo stato d’emergenza nazionale sul fronte della cybersicurezza», è autorizzato a «prendere il controllo temporaneo» dei computer «non governativi». La legge prevede anche l’introduzione di una certificazione di «professionisti sulla cybersicurezza» e la richiesta che i sistemi informatici del settore privato debbano essere gestiti da personale che abbiano ottenuto questa licenza. La proposta punta a risolvere un problema che da tempo preoccupa gli stati Uniti, ovvero quale debba essere la strategia del governo di fronte a un attacco informatico. Già nel maggio scorso, lo stesso Obama aveva riconosciuto che gli Stati Uniti «non sono preparati come dovrebbero» ad affrontare minacce che possono venire dalla rete, così pericolose per la sicurezza nazionale. All’epoca annunciò la creazione di un coordinatore per la cybersicurezza da inserire nello staff presidenziale. Ma a tre mesi di distanza quel posto è ancora vacante. Per questa ragione c’è chi oggi contesta il governo, chiedendosi perchè un’amministrazione cosi manchevole sul tema della sicurezza informatica dovrebbe essere tanto credibile da indicare ai privati cosa fare in caso di emergenzaDopo la diffusione della notizia immediata è scattata immediata la protesta delle aziende informatiche e di gruppi che si battono per i diritti civili. Il disegno di legge prevede la creazione di un programma di certificazione federale per «professionisti della cybersecurity» e la possibilità di richiedere che alcuni sistemi e reti informatiche del settore privato vengano gestiti da persone in possesso di tale certificazione. «Ritengo che la versione rivista, per quanto migliorata rispetto alla precedente, resti preoccupante perchè vaga», ha commentato Larry Clinton, presidente della Internet Security Alliance. «Non si capisce di quale autorità il senatore Rockefeller ritenga sia necessario disporre sul settore privato. Fino a quando questo non sarà stato chiarito, non potremo analizzare in modo corretto e ancor meno sostenere il disegno di legge».
+ La cyberguerra divide Usa e Russia MAURIZIO MOLINARI
+ Dietro il black out di Twitter la cybercaccia a Georgy DARIO CORRADINO
+ «Proposal Gives President Authority Over Internet» su CbsNews

venerdì 28 agosto 2009

Caucaso: 3 Ribelli Uccisi In Daghestan, 2 Kamikaze In Cecenia

Caucaso: 3 Ribelli Uccisi In Daghestan, 2 Kamikaze In Cecenia


(ASCA-AFP) - Mosca, 28 ago - Tre presunti ribelli islamisti sono stati uccisi dalla polizia nella repubblica del Daghestan, che confina con la Cecenia, dove due kamikaze hanno azionato le loro bombe ferendo tre poliziotti e tre civili. Lo riferiscono le autorita' russe. L'Ong russa di difesa dei diritti umani Memorial ha inoltre riferito che tre cadaveri carbonizzati sono stati scoperti da persone secondo le quali si tratta di loro parenti rapiti in settimana. Le organizzazioni russe di difesa dei diritti umani accusano spesso le autorita' russe di essere all'origine dei rapimenti e delle esecuzioni illegali nel corso di operazioni in Daghestan e Cecenia. La ribellione islamista ha moltiplicato negli ultimi mesi i suoi attacchi nel Caucaso contro le forze russe e le autorita' locali. Nelle ultime settimane sono aumentati in particolar modo gli attentati suicidi, con tre esplosioni in Cecenia e l'attacco kamikaze di Nazran in Inguscezia del 17 agosto, che ha provocato la morte di 24 persone.

Honduras: Micheletti, Zelaya Puo' Rientrare Se Rinuncia All'Incarico

Honduras: Micheletti, Zelaya Puo' Rientrare Se Rinuncia All'Incarico

Tegucigalpa, 28 ago. (Adnkronos) - Il leader de facto dell'Honduras, Roberto Micheletti, si e' detto disposto a farsi da parte politicamente ed accettare il rientro in patria del deposto presidente, Manuel Zelaya, a patto che quest'ultimo rinunci alla presidenza. Ad annunciarlo la notte scorsa sono stati funzionari coinvolti nella mediazione tra le parti per sbloccare la crisi politica in corso dal 28 giugno, quando Zelaya e' stato arrestato dai militari golpisti che lo hanno stretto a lasciare il paese.

http://it.notizie.yahoo.com/7/20090828/twl-honduras-micheletti-zelaya-puo-rient-09e26cd.html

Bologna: Ressa davanti al consolato marocchino Volano manganellate e spintoni

BOLOGNA via del carrozzaio
Ressa davanti al consolato marocchinoVolano manganellate e spintoni
Un immigrato è stato colpito alla testa, contusi anche alcuni carabinieri e poliziotti che si trovavo sul posto
dal sito web http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2009/26-agosto-2009/ressa-al-consolato-marocchino-volano-manganellate-spintoni-1601704239071.shtml
Immigrati in fila in via del carrozzaio
Il tentativo di alcune persone in attesa stamani davanti ai cancelli del Consolato del Marocco a Bologna di irrompere nella sede consolare ha provocato qualche attimo di tafferugli con le forze dell’ordine che presidiavano i cancelli dell’ufficio. Attorno alle 11 in via del Carrozzaio c’erano già circa 200 persone in attesa, per le pratiche di rinnovo o rilascio di documenti. Una situazione che da qualche giorno si ripeteva. Per questo erano presenti polizia e carabinieri per un servizio di vigilanza. Ad un certo punto alcune persone nelle retrovie hanno iniziato a spingere, e per evitare un’irruzione di massa polizia e carabinieri hanno deciso per l’intervento. Tra i due fronti c’è stato un contatto, sono volate alcune manganellate e spintoni. Alcuni poliziotti e carabinieri sono rimasti contusi. Un marocchino di 29 anni è stato colpito alla testa, forse da una transenna, e ha riportato un taglio, medicato sul posto dal 118. Sarà probabilmente denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Controllato è risultato clandestino. Numerose persone in fila, ai microfoni del Tgr, hanno lamentato l’inefficienza del personale del consolato. Alcuni, davanti alle telecamere, hanno parlato esplicitamente di denaro richiesto per ottenere documenti.
26 agosto 2009

La città più pericolosa del mondo è Ciudad Juarez, poi c'è Caracas

La classifica stilata da una ong sul numero degli omicidi ogni 100mila abitanti
La città più pericolosa del mondo è Ciudad Juarez, poi c'è Caracas
Al quarto posto El Paso, altra città messicana al confine con gli Usa: lì si combatte la guerra dei narcos
http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_27/citta_pericolose_d4a8a166-92da-11de-9adc-00144f02aabc.shtml

Contro i narcos il Messico legalizza eroina e cocaina

LA COMPETENZA PASSA AI TRIBUNALI LOCALI

Contro i narcos il Messico legalizza eroina e cocaina
I promotori: «Così la polizia si concentrerà sui grandi cartelli e non sui pesci piccoli»

CITTÀ DEL MESSICO Cinquanta milligrammi di cocaina, cinque grammi di marijuana, 40 milligrammi di anfetamina, due grammi di oppio, 50 milligrammi di eroina. Non sono gli ingredienti di un cocktail esplosivo capace di stendere chiunque ma la quantità minima di droghe stabilita dalla nuova legge sugli stupefacenti approvata in Messico, il più grande crocevia del narcotraffico internazionale e porta privilegiata verso gli Stati Uniti, il maggior mercato del mondo. La legge approvata in parlamento con un voto trasversale e alla fine di un lungo dibattito nasce dal principio di non punire il consumatore e ad alleggerire polizia e tribunali dai casi minori per concentrarsi sui grandi narcotrafficanti. Ogni anno centomila persone vengono fermate in Messico perché in possesso di uno spinello o affini: pochi finiscono in carcere, nella stragrande maggioranza vengono rilasciati, spesso dopo aver pagato una tangente al poliziotto di turno. Il risultato, spiegano i promotori della legge, è che i poliziotti spesso si concentrano solo sull’ultimo anello, permettendo ai pesci grossi di agire indisturbati. Secondo la nuova legge il consumatore trovato per la terza volta in possesso di dose minima sarò obbligato ad iscriversi ad un programma di disintossicazione. La guerra per la droga è ogni giorno più violenta in Messico, dall’inizio dell’anno sono state uccise almeno quattromila persone, il 65% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo Stato ha dispiegato l’esercito nelle regioni più calde ma per ora non si vedono risultati significativi. A Michoacan, stato cruciale nel traffico di cocaina dalla Colombia verso la grande frontiera del Nord, sono state schierati cinquemila effettivi delle tre Forze Armate ma il potere del cartello de «La Familia» resta pressoché inalterato. La nuova legislazione introduce anche il concetto di vendita al dettaglio: chi viene trovato con l’equivalente di non più di mille dosi minime sarà giudicato dal foro locale e non da quello federale, competente solo per i casi di grandi narcotrafficanti. La norma è stata criticata da alcune organizzazioni non governative che dubitano dei giudici locali, spesso benevoli nei confronti dei boss che operano nella loro giurisdizione. Secondo il Nacional Drug Intelligence Center degli Stati Uniti le operazioni di riciclaggio di denaro dei cartelli messicani superano i 20 miliardi di dollari all’anno. La tendenza alla progressiva depenalizzazione del consumo minimo si allarga anche ad altri paesi latino-americani: questa settimana la Corte Suprema argentina ha legalizzato il consumo privato di dosi personali di marijuana.

AFGHANISTAN Spari contro elicotteri italiani Nessun militare ferito

AFGHANISTAN
Spari contro elicotteri italiani Nessun militare ferito
Il nostro contingente erano intervenuti per aiutare una base della poliza afgana che si trovava sotto attacco da parte di insorti. I due Mangusta sono stati presi di mira, ma senza riprecussioni per i soldati.
http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/08/28/223870-spari_contro_elicotteri_italiani.shtml

CECENIA: DUE KAMIKAZE SI FANNO SALTARE IN ARIA, 6 FERITI

CECENIA: DUE KAMIKAZE SI FANNO SALTARE IN ARIA, 6 FERITI
Grozny, 28 ago. - (Adnkronos) - Ancora violenze in Cecenia. Due militanti si sono fatti saltare in aria per sfuggire alla cattura, provocando il ferimento di sei persone, tre poliziotti e tre civili. Lo hanno riferito le autorita', ricordando che quello di ogg e' il terzo attentato suicida in una settimana nella repubblica caucasica, investita da un'ondata di violenze contro la leadership filorussa come sta avvenendo anche nella vicina Inguscezia e nel Daghestan. (28-AGO-09, 09:36)

EVASO DAL PRATELLO

EVASO DAL PRATELLO
Finita la latitanza di Bright Ofori Il 20enne 'tradito' da una telefonata
Arrestato nella notte a Milano. Il ghanese era scappato dal carcere minorile lo scorso 16 agosto dove stava scontando una pena per violenza sessuale. La settimana scorsa aveva tentato un'aggressione al parco Talon di Casalecchio.

mercoledì 26 agosto 2009

Il cervello rischia il tilt tra cellulari, internet e tv

Il cervello rischia il tilt tra cellulari, internet e tv

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1399&ID_sezione=243&sezione=

Khatami: non valide le confessioni dei riformisti

Iran
Khatami: non valide le confessioni dei riformisti
L'ex presidente: «Dichiarazioni estorte in condizioni speciali». Ieri importanti oppositori di Mahmoud Ahmadinejad hanno ammesso di avere organizzato una "rivoluzione di velluto".
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46696girata.asp

Usa, è morto il senatore Ted Kennedy

Usa, è morto il senatore Ted Kennedy
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46680girata.asp
Il democratico aveva un tumoreal cervello: con lui finisce un'era
WASHINGTON Il senatore democratico Edward Kennedy, 77 anni, è morto questa notte dopo una lunga battaglia contro un tumore al cervello. Da giorni si rincorrevano voci circa un drastico peggioramento delle sue condizioni, alimentate anche dalla sua assenza al funerale della sorella Eunice Shriver Kennedy, due settimane fa. Kennedy aveva inoltre scritto una disperata lettera ai vertici del suo Stato, il Massachusetts, chiedendo di essere sostituito nel suo ruolo di senatore a Washington il prima possibile, senza aspettare l’elezione suppletiva necessaria per legge. Il senatore, infaticabile sostenitore di Barack Obama, temeva infatti che la sua assenza nuocesse al partito al momento di votare la tanto discussa riforma sanitaria.Nato a Boston il 22 febbraio 1932, ultimogenito di Joseph Kennedy e Rose Fitzgerald, cresciuto fra New York, la Florida e l’Inghilterra, Edward Moore Kennedy si laureò ad Harvard nel 1956, dopo essere stato espulso e poi riammesso per aver falsificato un esame di spagnolo. In seguito si specializzò in legge alla University of Virginia, curando nel frattempo la campagna elettorale del fratello John, eletto presidente nel 1960. Divenuto senatore del Massachussetts nel 1962 prendendo il posto del fratello grazie a una elezione suppletiva, Ted Kennedy non lascerà più l’impegno politico, venendo eletto per otto mandati consecutivi dal 1964 al 2006. Durante gli oltre quaranta anni nelle prime fila della politica di Washington, Kennedy ha avuto un ruolo fondamentale nella definizione delle strategie della sinistra americana, contribuendo attivamente alla realizzazione di leggi di impatto decisivo sulla vita dei cittadini. La sua storia riassume in modo emblematico quella della famiglia Kennedy, il più grande clan della politica americana, segnata da grandi trionfi così come da scandali e tragedie. Dopo l’omicidio di Jfk, il 22 novembre del 1963, e dopo averne dovuto comunicare la morte al padre, Ted si salvò nel 1964 da un incidente aereo nel quale morirono il pilota e un suo assistente. Il senatore rimase per diversi mesi in ospedale con alcune costole rotte, un polmone perforato, emorragie interne e forti dolori alla schiena che non lo abbandonarono più. Fu sempre Ted nel 1968 a pronunciare l`elogio funebre di un altro fratello ucciso, Robert, al quale era profondamente legato. Dalla scomparsa del padre, nel 1969, il più giovane dei fratelli Kennedy divenne di fatto il patriarca della famiglia, oltre che il tutore dei 13 figli dei fratelli John e Robert. Lo scandalo che però ne ha segnato indelebilmente, e forse stroncato, l’ascesa politica risale alla notte del 18 luglio 1969. Di ritorno da una festa a Chappaquiddick Island, a Marthàs Vineyard, ebbe un incidente e finì in mare con l’auto. Ted Kennedy riuscì a salvarsi, lasciando però nella vettura la ragazza che era con lui, Mary Jo Kopechne. Il senatore non chiamò la polizia fino al giorno dopo, quando il corpo della donna fu ritrovato. Il 25 luglio si dichiarò colpevole di omissione di soccorso, negando però di essere ubriaco al momento dell’incidente, e fu condannato a due mesi di prigione, condanna poi sospesa. L’anno seguente Kennedy vinse nuovamente le elezioni per il Senato con il 62 per cento dei voti. Nella sua unica corsa per la presidenza, nel 1980, venne sbaragliato durante le primarie dall’allora inquilino della Casa Bianca, Jimmy Carter. In seguito, alla convention democratica di Boston nel 2004, venne celebrato definitivamente come il patriarca del partito. Nel 2005 divenne inoltre il più anziano senatore in carica dopo Robert Byrd. Nel 2006 la rivista Time lo selezionò tra i migliori dieci senatori d’America. Il più giovane dei Kennedy è divenuto negli anni uno degli ultimi baluardi della sinistra del partito democratico, sebbene al Senato fosse tra i principali promotori delle coalizioni.
Kennedy, ecco chi sono gli ultimi eredi
Da Jean Kennedy Smith a Patrick: chi guiderà la dinastia più famosa?
NEW YORKCon la morte di Ted Kennedy, «un importante capitolo della nostra storia è arrivato alla fine», ha dichiarato commosso il presidente Usa, Barack Obama. Eppure i membri della dinastia più famosa e sfortunata d’America continuano a frequentare i palazzi della politica.- Jean Kennedy Smith, ottava dei nove figli di Joseph e Rose: è l’ultima sopravvissuta della vecchia generazione. Nel 1993 venne nominata ambasciatrice d’Irlanda dall’allora presidente Bill Clinton, continuando la tradizione familiare che aveva visto suo padre Joseph ricoprire l’incarico di ambasciatore del Regno Unito sotto la presidenza Roosvelt.- Patrick Kennedy, figlio di Ted, è stato il più giovane della famiglia ad essere eletto al Senato, a 21 anni. Nel 1994 fu uno dei quattro democratici che riuscì a conquistare un seggio appartenuto ai repubblicani: da quel momento, vinse ogni elezione successiva. La sua carriera politica è stata costellata da diversi scandali, dall’ammissione di aver fatto uso di cocaina al college alla lite con un agente di sicurezza del’aeroporto di Los Angeles, messa a tacere con il pagamento di un risarcimento. Nel 2003 Kennedy venne criticato anche per aver detto di «non aver lavorato neanche un giorno in tutta la sua vita», ma si giustificò dicendo che la frase era stata decontestualizzata.- Maria Shriver, figlia di Eunice Kennedy, giornalista e moglie di Arnold Schwarzenegger, attore e governatore repubblicano della California. Nonostante le differenti idee politiche, ha sempre accompagnato il marito nelle sue battaglie politiche e nella campagna elettorale, ma in occasione delle elezioni presidenziali ha sostenuto pubblicamente Barack Obama, insieme alla cugina Caroline, figlia di John, e allo zio Ted.- Patrick Shriver, figlio di Eunice Kennedy, è attivista politico. Nel 2002 ha fondato insieme al cantante degli U2 Bono un’organizzazione non governativa per garantire uguaglianza e giustizia sociale in Africa. Quando Schwarzenegger diventò governatore della California, lo chiamò a dirigere la commissione dei Parchi nazionali. Qualche mese fa alcuni quotidiani pubblicarono la notizia che si sarebbe candidato a governatore della California nel 2010.

"Ecco la foto con gli eritrei" Bufera sulle autorità di Malta

"Ecco la foto con gli eritrei" Bufera sulle autorità di Malta
La Valletta diffonde un'immagine:«Prova che erano in buono stato». Ma l'interpretazione è discutibile. E spunta un'incongruenza sull'ora.
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200908articoli/46710girata.asp

martedì 25 agosto 2009

Le Frecce tricolori da Gheddafi Assurda festa al dittatore

Le Frecce tricolori da Gheddafi Assurda festa al dittatore

«L'accordo con la Libia sta funzionando molto bene», dice Frattini. Ma questo non placa le polemiche sull'opportunità del nostro Paese di partecipare alla festa per il quarantesimo anniversario della presa di potere del leader libico, iil primo di settembre, con tanto di Frecce Tricolori. Berlusconi sarà infatti a Tripoli il 30 agosto, dove parteciperà alle celebrazioni del Trattato di amicizia tra i due Paesi e dove dovrebbe cenare con Muammar Gheddafi. Per il primo settembre è invece prevista la parata della nostra squadra acrobatica. Il tutto, nonostante la liberazione del terrorista Abdelbaset al Megrahi, condannato per la strage di Lockerbie e l'accoglienza trionfale riservatagli da Tripoli; e nonostante i continui sbarchi di clandestini sulle nostre coste. Non è escluso nemmeno che il presidente del Consiglio assista alla posa della prima pietra dell'autostrada costiera fortemente voluta dal colonnello, ormai diventata il simbolo riparatore del colonialismo italiano in Tripolitania e Cirenaica: quella pagata coi nostri soldi, insomma. Berlusconi considera fondamentali e strategici gli accordi stretti con Gheddafi, soprattutto sul fronte della lotta all'immigrazione clandestina, perché servono a impedire le partenze per la costa africana e a facilitare i rimpatri. In ballo ci sono anche le intese che riguardano la navigazione dei pescherecci italiani. Non solo. I rapporti diplomatici tra Roma e Tripoli corrono sempre di più sui binari economici e commerciali. Ma resta la difficoltà ad accettare il festeggiamento del capo libico: "C'è un problema di coerenza, o meglio ancora, un problema morale", come scrive il direttore Belpietro. "non si può festeggiare come nulla fosse un leader che ha stretto la mano a un terrorista e lo ha accolto come un eroe. Se Berlusconi vuole salvare capra e cavoli, ovvero la lotta al terrorismo e le ragioni politiche, inventi qualcosa. È bravo nelle relazioni internazionali, trovi una via di uscita. L'importante è che insieme alla capra e i cavoli salvi anche la faccia".
Caro Cavaliere non salga sul cammello
Maurizio Belpietro
Pubblicato il giorno: 25/08/09

Una malata di Sla guarisce a Lourdes I medici: "E' impossibile da spiegare"

TORINO La storia
Una malata di Sla guarisce a Lourdes I medici: "E' impossibile da spiegare"
Antonietta Raco, sulla sedia a rotelle, riprende a camminare dopo una visita al santuario. Il neurologo: «Mai vista una situazione simile».
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/47781/

Teheran processa in diretta televisiva manifestanti e leader dell'opposizione

Teheran processa in diretta televisiva manifestanti e leader dell'opposizione

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46666girata.asp

Oggi la quarta udienza controi responsabili delle proteste
TEHERAN Sarà trasmessa oggi in diretta tv da Teheran la quarta udienza del processo contro i manifestanti e i leader dell’opposizione responsabili, secondo le autorità, delle proteste scoppiate nella capitale dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni presidenziali. Secondo le informazioni fornite dall’agenzia d’informazione ufficiale «Irna», il processo di oggi assume una valenza politica rilevante, perchè vede sul banco degli imputati gran parte dell’entourage politico dell’ex presidente della Repubblica islamica, Mohammad Khatami. Tra coloro chiamati dal tribunale rivoluzionario di Teheran a fornire spiegazioni sul loro operato vi sono, infatti, l’ex viceministro dell’Interno, Mostafa Tajzadeh, l’ex vice ministro degli Esteri, Mohsen Aminzadeh, l’ex portavoce del governo, Abdollah Rzamezanzadeh, e l’ex vice ministro dell’Intelligence, Saeed Hajjarian, uno degli ispiratori del movimento riformista iraniano, oggi disabile a seguito di un tentativo di assassinarlo avvenuto nel 2000. Tutte personalità politiche che in passato hanno fatto parte del governo guidato da Khatami, presidente dell’Iran dal 1997 al 2005, il quale è molto critico sull’azione politica dell’attuale presidente Mahmoud Ahmadinejad. Khatami ha più volte bollato i processi contro i manifestanti antigovernativi come violazioni della costituzione iraniana, mentre gli altri leader dell’opposizione riformista, Mir-Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, hanno denunciato che le confessioni dei dissidenti sono state spesso dovute alle violenze subite in carcere

Cecenia, attentato kamikaze Uccisi quattro poliziotti

NUOVE TENSIONI NELL'AREA
Cecenia, attentato kamikaze Uccisi quattro poliziotti
All'indomani della visita del premier Putin, un nuovo attacco da parte dei dissidenti della regione caucasica
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46667girata.asp

GROZNY (Cecenia)Quattro poliziotti sono rimasti uccisi e uno gravemente ferito in un attentato kamikaze in Cecenia, all’indomani della visita a sorpresa del premier russo Vladimir Putin per discutere della situazione sociale ed economica nella regione. Lo riferisce l’agenzia Ria Novosti citando una fonte delle forze dell’ordine del distretto federale meridionale della Russia. L’episodio è avvenuto nel villaggio Mesker-Yurt, nel distretto di Shali. L’attentatore si è avvicinato ad un gruppo di agenti davanti ad un autolavaggio. Un altro poliziotto è stato ammazzato ed un altro è rimasto ferito durante un conflitto a fuoco avvenuto stamane nel villaggio di Dishno-Vedeno del distretto di Vedeno, nella Cecenia meridionale. Secondo il ministero dell’interno ceceno, sconosciuti hanno sparato contro una pattuglia di agenti.

Kabul, testa a testa Karzai-Abdullah Attentati e bombe Kandahar, è strage

ESTERI Afghanistan- I primi dati ufficiali
Kabul, testa a testa Karzai-Abdullah Attentati e bombe Kandahar, è strage
I primi risultati: il presidente uscente è avanti con il 40.6% dei voti. Lo sfidante invita i sostenitori alla calma. Ancora attacchi sul confine.
AUDIO Primi risultati del voto, a Kabul si profila il ballottaggio GIORDANO STABILE
+ IL DIARIO DA KABUL - Missione di pace Commentate i post del nostro inviato

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46674girata.asp

domenica 23 agosto 2009

Modella malese beve una birra "Sarà frustata"

VIDEO NEL MONDO (22/8/2009)
Modella malese beve una birra "Sarà frustata"

http://www.lastampa.it/multimedia/multimedia.asp?IDmsezione=10&IDalbum=20055&tipo=VIDEO

Kartika Sari Dewi Shukarno è la prima donna musulmana condannata in Malesia in applicazione della legge islamica: la prossima settimana verrà frustata 6 volte per aver bevuto alcool in un albergo di Kuantan, nel dicembre del 2007.

Abu Mazen pronto a liberare 200 detenuti di Hamas per il ramadan

PROVE DI DIALOGO
Abu Mazen pronto a liberare 200detenuti di Hamas per il ramadan
Un responsabile palestinese:«Già scarcerate 90 persone»
dal sito web http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46617girata.asp
RAMALLAH L’Anp, l’Autorità nazionale palestinese, intende liberare duecento prigionieri di Hamas in un gesto di riconciliazione in occasione del mese del Ramadan. Lo ha annunciato un responsabile palestinese. «C’è un piano che prevede la liberazione di duecento prigionieri. Ne abbiamo liberati novanta finora e speriamo di completare queste scarcerazioni nei prossimi due giorni», ha dichiarato questo responsabile sotto copertura di anonimato, «Sono tutti esponenti di Hamas». Hamas e Fatah, la formazione del presidente palestinese Abu Mazen, sono ai ferri corti da quando il movimento integralista islamico si è impadronito con la forza della Striscia di Gaza nel giugno 2007, sbaragliando le forze fedeli ad Abu Mazen dopo diciotto mesi di faticosa coesistenza al potere. Esistono contrasti profondi tra le due parti, in particolare sulla questione dei prigionieri di Hamas nelle carceri di Fatah in Cisgiordania e la ripartizione delle responsabilità in materia di sicurezza tra i due movimenti a Gaza e in Cisgiordania. Le due parti hanno avviato lo scorso febbraio un dialogo di riconciliazione, sotto l’egida dell’Egitto, ma non hanno finora raggiunto un accordo. Un nuovo round di questo dialogo, previsto il 25 agosto al Cairo, è stato rinviato nuovamente di un mese, dopo la fine del periodo di digiuno del Ramadan, per permettere ai mediatori egiziani di appianare le divergenze. Il Cairo aveva scelto la data del 7 luglio per la firma di un accordo di riconciliazione al Cairo, prima di rinviarla due volte, al 25 luglio e successivamente al 25 agosto.

A Kabul Abdullah denuncia brogli Uno schiaffo a Europa e Stati Uniti

Voto in Afghanistan - Scontro sul risultato
A Kabul Abdullah denuncia brogli Uno schiaffo a Europa e Stati Uniti
GIORDANO STABILE
Affondo dello sfidante di Karzai: «Irregolarità ovunque, ho le prove». Cresce la tensione. Inascoltati gli appelli della comunità internazionale.
+ DIARIO DA KABUL La saggezza del popolo Commenta sul blog i reportage dell'inviato
+ Rappresaglia taleban, primi omicidi e dita mozzate GIORDANO STABILE


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200908articoli/46618girata.asp

Lo sfidante di Karzai scuote Kabul:«Irregolarità ovunque, ho le prove».Aumenta la tensione, incubo violenze
KABUL«Elezioni manipolate». La frase che potrebbe scatenare in Afghanistan una guerra civile anche tra le forze moderate è stata pronunciata da Abdullah Abdullah, antagonista dell’uscente Hamid Karzai nelle recenti elezioni operesienziali. «I primi rapporti che riceviamo dal paese sono allarmanti», ha detto Abdullah nel corso di una conferenza stampa, riferendosi al monitoraggio effettuati su eventuali brogli elettorali. «Potrebbero esservi state migliaia di violazioni in tutto il Paese», ha aggiunto, «non v’è dubbio». I risultati ufficiali delle elezioni saranno resi noti non prima del prossimo 3 settembre, ma quelli preliminari saranno pubblici già a partire da martedì prossimo.

Presentazione candidature in quota UDC a Bologna - Lista Aldrovandi Sindaco

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